 |
PRESENTAZIONE
Come quel fiume c’ha proprio cammino
prima da Monte Veso inver levante,
dalla sinistra costa d’Appennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
dell’Alpe per cadere ad una scesa
ove dovrìa per mille esser recetto;
così, giù d’una ripa discoscesa,
trovammo risonar quell’acqua tinta,
sì che ’n poc’ora avrìa l’orecchia offesa
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, c. XVI, vv. 94-105)
Così Dante descrive il rimbombare dell’acqua che scroscia dalla
Cascata dell’Acquacheta, un suono forte e fragoroso che richiama
per rappresentare il rumore del fiume infernale Flegetonte. Un suono
delle nostre montagne che è rimasto immortalato nelle carte, nei
versi di un poeta che trasferisce nel mondo dell’Oltretomba tutta
la sua esperienza dell’uomo del Due-Trecento.
Chi arriva in questa
zona dell’Appennino si trova immerso proprio in questo, in un ambiente
che si fa al tempo stesso cultura. E non solo perché cantato da
poeti o perché patria di pittori o ancora perché luogo di passaggio
di un altro celebre poeta vicino a noi come Dino Campana. L’ambiente
vive soprattutto dei segni lasciati giorno dopo giorno dai suoi
abitanti, allevatori, artigiani, raccoglitori di castagne, di legname,
produttori di formaggio. Chi vive qui sa bene cosa la montagna può
dare, conosce le asprezze degli inverni e i magri pascoli.
Forse
per capire a fondo tutto questo bisognerebbe ascoltare i racconti
dei molti anziani che popolano San Godenzo: sentiremmo parlare di
scuole sparse qua e là per i monti, di giornate passate a badare
le pecore, di poveri pasti a base di polenta e poco più, delle serate
a veglia davanti al focolare. La cultura non è un dato immobile
nel tempo, qualcosa di prestampato in ogni uomo. Vi rientrano credenze,
pratiche sociali e religiose, costumi e abitudini in combinazioni
innumerevoli. Oggi tutto questo patrimonio della nostra montagna
non si pone tanto come una rocca da cui difendere una pretesa particolarità
ma come un ponte verso gli altri, lo scambio e la relazione. Basti
pensare ai continui flussi migratori che hanno attraversato, consideriamo
anche solo il Novecento, questo territorio tra Toscana e Romagna.
E anche oggi qui l’incontro è particolarmente vivo e importante.
La cultura di questo ambiente si manifesta poi nelle numerose iniziative
che le comunità sparse nel territorio portano avanti tutto l’anno.
Dalle feste dei marroni ai mercatini di Natale, dalle sagre estive
alle attività teatrali. Non bisogna dimenticare il cibo, la tradizione
gastronomica che caratterizza i nostri paesi: il pane cotto nel
forno a legna, i tortelli di patate con la pasta fatta a mano, i
dolci di castagne (come il celebre migliaccio).
|
 |