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PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI MONTE FALTERONA E CAMPIGNA
San Godenzo nel Parco
Il Parco
Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
si estende per circa 36500 ettari sui due lati dello spartiacque
appenninico fra Romagna e Toscana e si suddivide tra le province
di Forlì, Arezzo e Firenze (circa 4000 ettari). Un terzo
dell’intero territorio del Comune di San Godenzo è
ospitato in questo Parco. Si tratta di una parte in prevalenza montuosa
e che si allunga attorno alla dorsale del crinale appenninico che
raggiunge i 1658 metri con la vetta del monte Falco. Dominano i
boschi e le cascate che danno la musica di sottofondo a un ambiente
di eccezionale bellezza. Non solo la famosa cascata dell’Acquacheta
celebrata dai versi danteschi ma anche i più semplici salti
che l’acqua si trova a fare per superare gli strati di roccia
che incontra nel suo viaggio quotidiano.

Il ritmo delle stagioni
Ogni stagione dell’anno riesce a esaltare aspetti diversi
di questo angolo di Parco. A primavera il risveglio del bosco avviene
per gradi, dalle prime fioriture che colorano il paesaggio al ritorno
degli animali dal letargo. Poi tutto diventa verde, di un verde
dalle mille tonalità: dalle montagne ai boschi al sottobosco
fino alle fessure delle rocce. I suoni di questa stagione sono soprattutto
quelli dei torrenti gonfi d’acqua di scioglimento che scendono
giù. Dalla primavera si passa all’estate che non è
mai afosa grazie alla fitta vegetazione. Poi ancora l’autunno,
forse il momento più bello per questo scampolo di montagna:
il bosco cambia colore, dal rosso acceso degli aceri, dei ciliegi
e dei pioppi alle tonalità rugginose dei frassini. È
la stagione dei marroni e dei funghi e, fuori dal Parco, di cacce
al cinghiale. Basta poco per far cadere le foglie e far arrivare
l’inverno con le prime nevicate. Tutto viene avvolto nel silenzio
e in un magico mantello ovattato. A chi non teme il freddo e ama
i silenzi della natura che dorme è vivamente consigliata
una visita alla cascata dell’Acquacheta proprio in inverno,
quando il gelo immobilizza tutto.

L’accoglienza
Come gli altri undici Comuni interessati dal Parco anche quello
di San Godenzo presenta una sua struttura ricettiva: alberghi e
aziende agrituristiche. Molte di queste strutture sono attive tutto
l’anno, altre solo in alcuni periodi. Per informazioni aggiornate
rivolgersi ai Centri Visita del Parco alle strutture elencate in
strutture ricettive.

Breve storia del Parco Nazionale
Il Parco Nazionale nasce ufficialmente nel 1991 alla fine di un
lungo percorso istitutivo. Il suo obiettivo primario è quello
di preservare dai danni ambientali le zone montuose. Dal 1993 è
attivo l’Ente Parco che in questi anni, non senza difficoltà,
ha dato il via a una serie di progetti importanti per il futuro
di quest’area protetta.

Opportunità per il territorio di San Godenzo nel Parco.
Il Centro Visite
Per il territorio del Comune di San Godenzo è stato un momento
importante l’allestimento del Centro Visite nella frazione
di Castagno d’Andrea, ai piedi del Monte Falterona. Il Centro
è sorto in una vecchia casa forestale, rinata e riadattata
per dare corpo all’esigenza di preservare la natura in cui
vive la gente di questa montagna. Una ricchezza di cui spesso ci
si dimentica nel tram tram quotidiano delle città. Il Centro
Visite fornisce informazioni, distribuisce materiale illustrato
e didattico. Al suo interno possiamo trovare fotografie, documenti,
pannelli esplicativi, plastici, giochi didattici e interattivi che
creano percorsi stimolanti. Qui si può avere un primo contatto
con la realtà al di fuori del Centro, con tematiche proprie
di queste zone come la raccolta dei marroni, i tempi delle rocce,
la cultura materiale dei contadini e degli abitatati delle montagne.
Poi occorrono solo un bel paio di scarpe da ginnastica per vedere
tutto con i propri occhi.

Muoversi a piedi
Camminare con scarpe e borraccia al collo è il modo migliore
per conoscere questa parte di Parco: anche l’escursionista
di un giorno può immergersi di persona nella realtà
della montagna. Non bisogna dimenticare che gli abitanti di questi
monti e colline hanno sempre raggiunto i pascoli, i boschi, le chiese,
i mercati e le scuole a piedi. E proprio il secolare uso del territorio
ha lasciato una fitta trama di sentieri e di mulattiere che sono
stati recuperati soprattutto grazie all’intervento del Parco
e alla sempre più diffusa sensibilità per la natura.
I Percorsi che possono essere affrontati in questa zona del Parco
sono vari, più lunghi o più brevi. Per l’escursionista
allenato c’è la lunga traversata che va da Chiusi della
Verna a Castagno d’Andrea: circa 60 Km che possono essere
percorsi in tre giorni di buon cammino. Altrimenti ci sono degli
itinerari più brevi che rientrano tra i Sentieri
Natura allestiti dal Parco e che ruotano intorno a un
aspetto particolare che s’incontra lungo il cammino. Sono
itinerari tematici, costruiti sulla base di un’impostazione
didattica molto adatta alle scolaresche ma consigliabile a chiunque.
Tra questi indichiamo: “Acquacheta – La valle e le cascate
di Dante” e “Castagno d’Andrea – La civiltà
del castagno”. Già percorrendo questi itinerari l’escursionista,
adulto o ragazzo, può capire come la magia di questo territorio
stia nella fusione di natura e cultura, dei lunghi tempi dei boschi
e dei segni dell’uomo, che può essere Dante Alighieri
come il raccoglitore di castagne.
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